Non si vede bene che col cuore

Odiavo la scuola con tutta me stessa, una vera e propria prigione, il cortile durante gli intervalli era la mia ora d’aria l’unica possibilità per evadere da quell’incubo. Le maestre gentili  e disponibili sempre sorridenti mi sembravano dei mostri, ogni volta che aprivano bocca le guardavo come fossero degli  extraterrestri: sembrava non parlassero la mia lingua. Mi era incomprensibile capire ciò che spiegavano.

Provate a immaginare che noia passare ore e ore seduta al banco ad ascoltare qualcuno che ti sembra un matto, per non parlare di quelle volte che venivo sgridata e  rimproverata a voce alta davanti a tutti i miei compagni solo perché dopo la 5′ volta che cercavano di farmi capire una cosa sempre con le stesse parole e gli stessi esempi, non capivo ancora.

Io ero diventata un problema per le maestre, dicevano che non mi applicavo, che non ero curiosa e che rallentavo il programma di tutta l’intera classe. Quindi ero giunta alla conclusione che io ero scema, non capivo niente e non sapevo niente ed era meglio non chiedere più alle maestre di rispiegarmi le cose.

A casa mia mamma cercava di aiutarmi in tutte le maniere possibili e immaginabili, non sapeva più  dove sbattere la testa. Preoccupata sempre di più dalla mia “chiusura” decide di portarmi dal Dr.XXXXXXXX il quale diagnostica un disturbo specifico dell’apprendimento e prescrive un intervento logopedico immediato.

Conosco diverse logopediste, con la prima raggiungo buoni risultati poi per motivi logistici sono costretta a cambiare. Con la nuova logopedista non c’è intesa e viene comunicato ai miei genitori che rifiuto la terapia con frasi tipo “se non lo so subito non lo saprò mai”, nei test proiettivi appare più volte il tema dalla rabbia.

Questa terapia era controproducente: o piangevo perché non volevo andare dalla signora a fare gli esercizi o ero arrabbiata perché  ero lì dalla signora; cosi si decide di sospendere gli incontri.

All’alba della 4 elementare conosco finalmente Carla, una bella signora dolce e paziente, ricordo ancora il suo profumo, è lo stesso di allora, Chanel n 5. Andai a conoscere questa Signora a casa,   la prima cosa che le chiesi era se potevo togliermi le scarpe e poi mi nascosi sotto il tavolo girata contro il muro.

Inaspettatamente lei si mise seduta accanto e rimase in silenzio; non mi tempestò di domande, non mi fece fare i soliti test di lettura, di dettati e via dicendo. Era la prima volta che sentivo che qualcuno mi stava ascoltando, mi capiva e rispettava i miei tempi. La seconda volta che la vidi mi fece guardare un dvd: “Spirit cavallo selvaggio” . Come poteva sapere che amavo i cavalli, che ne avevo uno e che era il mio film preferito? La risposta non è importante, la cosa fondamentale era che questa Signora si interessava a me e alle mie passioni.

Per lei ero Anna, una bimba che impazziva per i cavalli, che sapeva a memoria tutte le canzoni del film, non ero solo l’Anna che non sapeva fare un elenco di cose: le tabelline, le divisioni, i problemi,  l’uso della “H” e il teorema di Pitagora a memoria.

Ero qualcosa di più  oltre la scuola.

Questa cosa fece scattare una molla: iniziai a fidarmi e ad  affidarmi completamente a lei. Avevo trovato qualcuno che non distruggeva quello che ero ma che partiva da quello che ero e che c’era per poi costruire insieme, mattoncino dopo mattoncino, una fortezza. Con lei mi sentivo in un castello, ero sicura che assieme ce la potevo fare, non avevo paura dell’errore, se sbagliavo o non riuscivo a fare le cose non mi cadeva più  il mondo addosso anzi ricevevo un enorme sorriso e una mano pronta a sostenermi se stavo per crollare.

Cosi era tutto meno angosciante anche se a scuola ero parecchio indietro rispetto ai miei compagni,.  allora si decise che lezione la facevo parallela a loro in un’aula esterna alla classe, solo con Carla. Con il suo aiuto è aumentata la mia autostima, mi sentivo in grado di affrontare un compito, sentivo che ce la potevo fare.

I  CAN D0 IT: cercavo il giusto approccio, riuscivo a riflettere e cercare strategie. Iniziarono le medie; da Carla andavo solo 3 volte a settimana, iniziammo il PAS, uno strumento utile e indispensabile. Attraverso le schede elaboravamo un principio e a seguire i bridging. La cosa che più mi piaceva fare era cercare delle analogie tra la scheda e quello che vivevo. Il PAS oltre essere una semplice scheda dove collegare dei puntini era diventato un vero e proprio passepartout  per la vita.

I miei successi li devo a chi ha creduto in me e nelle mie capacità forse allora non visibili a tutti perché  è molto semplice:“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”

Anna

Studio Clinico L'aquilone
Il Centro Clinico Studio “L’Aquilone” è specializzato in Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), si occupa di valutazione, potenziamento e recupero delle funzioni cognitive , applicando strumenti terapeutici riconosciuti quali la Metodologia Feuerstein e Tzuriel, e il trattamento della dislessia tramite il metodo CO.CLI.T.E. Lo Studio “L’Aquilone” nasce nel 1999 con l’obiettivo di fornire una risposta qualificata a specifiche problematiche poste dai genitori.

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