Feuerstein perchè…

Prima parte

La mia esperienza personale di vita, come insegnante e educatrice, mi ha messo a contatto con moltissime storie di vita e di crescita delle persone nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ho assistito, e partecipato, a quella sorta di prodigio che è l’apprendimento di saperi e di competenze, vedendo dispiegarsi sotto i miei occhi uno “sviluppo” dell’intelligenza.

Mi sono soprattutto appassionata a quelle storie di vita che mostravano difficoltà e discontinuità nello sviluppo; fatica, scoraggiamento, sconfitta, disistima, inerzia. Dove c’erano cause manifeste (handicap, traumi acquisiti) l’origine era palese; altre volte la disabilità aveva ragioni più segrete, legate al vissuto emotivo e all’ambiente sfavorevole. Verso queste storie di vita ho avvertito dentro di me una spinta e una motivazione per tentare una strada diversa dalla resa.

Lo studio del pensiero di Reuven Feuerstein, quando si è innestato nelle mie cognizioni scolastiche (attinte alla pedagogia classica, seppur con la ricchezza delle varie scuole) è stato per me una sorta di segnale, che il mio desiderio di non cedere di fronte alla disabilità e alla forte difficoltà di apprendimento delle persone svantaggiate poteva avere il supporto, il sostegno “scientifico”, la conferma sperimentale comprovata di un nuovo approccio educativo.

Soprattutto mi ha colpito la fermezza di quel principio che sin dall’inizio risuonava nelle opere del pensatore ebreo scampato al lager e teso al recupero dei bambini “irrecuperabili” scampati alla devastante tragedia: il principio che le strutture cognitive della persona umana sono modificabili, e dunque nessuna condizione patologica, per defedata che sia, può considerarsi irrimediabile.

Più che un postulato, ho avvertito che questo principio esprimeva una sorta di fede nella persona umana, e alimentava una speranza sostenuta da una tensione affettuosa verso il miglioramento. Questo corrispondeva anche al pensiero che avevo maturato nella mia esperienza di educatrice. 

Carla Anzani

Leggi qui la seconda parte

Carla Anzani
Pedagogista, titolare e responsabile dello Studio “L’Aquilone”, accreditato dalla regione Lombardia e sede territoriale del Centro Italiano Dislessia

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