Feuerstein perchè… II parte

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Proprio il concetto di modificabilità mi è sembrato il nocciolo, il baricentro essenziale, l’aspetto caratteristico della novità del pensiero e dell’intrapresa educativa: la sua modernità.

Attorno alla modificabilità, l’osservazione delle strutture mentali e della loro plasticità costruisce l’intero edificio degli interventi possibili; e specificamente, dopo esami diagnostici totalmente innovativi, la somministrazione di strumenti di potenziamento cognitivo, e la presenza di una figura umana mediatrice di stimoli e di risposte, con progressivo cammino di autonomia.

E’ stato assolutamente importante per me approfondire la parte che racchiude la riflessione, il pensiero teoretico, lo studio, il focus riguardo il discorso sulla “modificabilità” delle strutture cognitive, posta alla centro della riflessione; rispetto ad essa, l’ulteriore costellazione di argomenti, pur autonomi, ha funzione ancillare.

I capisaldi del programma di Arricchimento Strumentale, fanno risaltare una geniale singolarità: che non si tratta di somministrare nuove nozioni, né di procurare nuove capacità, ma di – per così dire – gli attrezzi per camminare con progressiva autonomia alla conquista delle nuove nozioni e delle nuove competenze.

Nel cerchio (ambiente e persone) dell’apprendimento, emerge l’importanza essenziale di un “mediatore”: un soggetto che non è deputato a “trasmettere” saperi e nozioni, ma a diventare un’interfaccia fra gli stimoli ambientali e il soggetto discente (in modo da orientare l’attenzione, la concentrazione, la lettura degli eventi, il senso, la finalizzazione) e fra le risposte del soggetto verso l’ambiente, gli eventi, i problemi: non per indicare soluzioni da memorizzare, ma per sviluppare l’attitudine a trovare strategie autonome di soluzione, sottoposte già nel loro cammino, nel loro prodursi, a un’attenzione sui processi mentali che le generano.

In questa relazione fra docente e alunno mi è parso di riscontrare il succo di una particolare ricchezza umana fatta di empatia solidale e di reciproca crescita, il cammino della conoscenza umana, delle sue sfide e dei suoi traguardi.

La conseguenza di tutto ciò è la mia esperienza concreta, il riscontro, e la ricognizione testimoniale ( vedi la rubrica testimonianze)
le esperienze concrete di “modificazione” vissute nel coro di applicazioni terapeutiche individuali e di gruppo, i cambiamenti in sede di Corsi di formazione per gli educatori “applicatori” del metodo, e quelli registrati in sede di supervisione per gli stessi “mediatori”, con la molteplice ricchezza dei pensieri di sintesi dei partecipanti;
le esperienze endo-scolastiche, gli incoraggianti risultati che invogliano a una più diffusa penetrazione, vincendo diffidenza e pigrizia.

Carla Anzani
Pedagogista, titolare e responsabile dello Studio “L’Aquilone”, accreditato dalla regione Lombardia e sede territoriale del Centro Italiano Dislessia

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