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Corso di formazione PAS basic online

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Riparte la formazione sul Programma di Arricchimento Strumentale, con il “Corso Basic di I livello“, che si terrà online, nelle seguenti date e orari:

  • 23/24 gennaio 2021
  • 6/7 febbraio 2021
  • 20/21 febbraio 2021
  • 6 marzo 2021

Orario:
Sabato 8.30-13.00 / 14.00-18.00
Domenica 9.00/13.00

Il Metodo insegnato in questo corso è basato sulla Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale elaborata dal Prof. R. Feuerstein secondo la quale è possibile, ad ogni età, riattivare i processi di apprendimento, sviluppare le proprie potenzialità cognitive e rendere manifeste le risorse ancora inespresse in quanto l’organismo umano è un sistema aperto, caratterizzato da grande plasticità.
II PAS Basic è utilizzato con il fine di sviluppare e/o accelerare lo sviluppo, prevenire disfunzioni o ritardo, ripristinare o instaurare funzioni necessarie che erano state perse o non sufficientemente acquisite nei tempi appropriati o disponibili.
L’intento e l’obiettivo del PAS Basic è quello di promuovere cambiamenti nei bambini piccoli e negli individui più grandi che hanno fatto esperienza di disabilità o ritardi di sviluppo cognitivo.
II PAS Basic si basa sul presupposto che occorre adottare un approccio attivo all’apprendimento e allo sviluppo piuttosto che accettare i livelli individuali di funzionamento o attendere i livelli naturali di crescita.

Tutti i corsi P.A.S.  sono riconosciuti dall’ICELP – International Center for the Enhancement of Learning Potential di Gerusalemme.

Verrà rilasciato il DIPLOMA DI MEDIATORE FEUERSTEIN.

Il costo del corso è di €610, e comprende gli strumenti operativi, l’Iva e le royalties per il ricevimento del diploma.

Scarica qui il modulo d’iscrizione e la locandina:

Feuerstein perchè…

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Prima parte

La mia esperienza personale di vita, come insegnante e educatrice, mi ha messo a contatto con moltissime storie di vita e di crescita delle persone nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ho assistito, e partecipato, a quella sorta di prodigio che è l’apprendimento di saperi e di competenze, vedendo dispiegarsi sotto i miei occhi uno “sviluppo” dell’intelligenza.

Mi sono soprattutto appassionata a quelle storie di vita che mostravano difficoltà e discontinuità nello sviluppo; fatica, scoraggiamento, sconfitta, disistima, inerzia. Dove c’erano cause manifeste (handicap, traumi acquisiti) l’origine era palese; altre volte la disabilità aveva ragioni più segrete, legate al vissuto emotivo e all’ambiente sfavorevole. Verso queste storie di vita ho avvertito dentro di me una spinta e una motivazione per tentare una strada diversa dalla resa.

Lo studio del pensiero di Reuven Feuerstein, quando si è innestato nelle mie cognizioni scolastiche (attinte alla pedagogia classica, seppur con la ricchezza delle varie scuole) è stato per me una sorta di segnale, che il mio desiderio di non cedere di fronte alla disabilità e alla forte difficoltà di apprendimento delle persone svantaggiate poteva avere il supporto, il sostegno “scientifico”, la conferma sperimentale comprovata di un nuovo approccio educativo.

Soprattutto mi ha colpito la fermezza di quel principio che sin dall’inizio risuonava nelle opere del pensatore ebreo scampato al lager e teso al recupero dei bambini “irrecuperabili” scampati alla devastante tragedia: il principio che le strutture cognitive della persona umana sono modificabili, e dunque nessuna condizione patologica, per defedata che sia, può considerarsi irrimediabile.

Più che un postulato, ho avvertito che questo principio esprimeva una sorta di fede nella persona umana, e alimentava una speranza sostenuta da una tensione affettuosa verso il miglioramento. Questo corrispondeva anche al pensiero che avevo maturato nella mia esperienza di educatrice. 

Carla Anzani

Leggi qui la seconda parte

Feuerstein perchè… II parte

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Continua – Leggi la I parte

Proprio il concetto di modificabilità mi è sembrato il nocciolo, il baricentro essenziale, l’aspetto caratteristico della novità del pensiero e dell’intrapresa educativa: la sua modernità.

Attorno alla modificabilità, l’osservazione delle strutture mentali e della loro plasticità costruisce l’intero edificio degli interventi possibili; e specificamente, dopo esami diagnostici totalmente innovativi, la somministrazione di strumenti di potenziamento cognitivo, e la presenza di una figura umana mediatrice di stimoli e di risposte, con progressivo cammino di autonomia.

E’ stato assolutamente importante per me approfondire la parte che racchiude la riflessione, il pensiero teoretico, lo studio, il focus riguardo il discorso sulla “modificabilità” delle strutture cognitive, posta alla centro della riflessione; rispetto ad essa, l’ulteriore costellazione di argomenti, pur autonomi, ha funzione ancillare.

I capisaldi del programma di Arricchimento Strumentale, fanno risaltare una geniale singolarità: che non si tratta di somministrare nuove nozioni, né di procurare nuove capacità, ma di – per così dire – gli attrezzi per camminare con progressiva autonomia alla conquista delle nuove nozioni e delle nuove competenze.

Nel cerchio (ambiente e persone) dell’apprendimento, emerge l’importanza essenziale di un “mediatore”: un soggetto che non è deputato a “trasmettere” saperi e nozioni, ma a diventare un’interfaccia fra gli stimoli ambientali e il soggetto discente (in modo da orientare l’attenzione, la concentrazione, la lettura degli eventi, il senso, la finalizzazione) e fra le risposte del soggetto verso l’ambiente, gli eventi, i problemi: non per indicare soluzioni da memorizzare, ma per sviluppare l’attitudine a trovare strategie autonome di soluzione, sottoposte già nel loro cammino, nel loro prodursi, a un’attenzione sui processi mentali che le generano.

In questa relazione fra docente e alunno mi è parso di riscontrare il succo di una particolare ricchezza umana fatta di empatia solidale e di reciproca crescita, il cammino della conoscenza umana, delle sue sfide e dei suoi traguardi.

La conseguenza di tutto ciò è la mia esperienza concreta, il riscontro, e la ricognizione testimoniale ( vedi la rubrica testimonianze)
le esperienze concrete di “modificazione” vissute nel coro di applicazioni terapeutiche individuali e di gruppo, i cambiamenti in sede di Corsi di formazione per gli educatori “applicatori” del metodo, e quelli registrati in sede di supervisione per gli stessi “mediatori”, con la molteplice ricchezza dei pensieri di sintesi dei partecipanti;
le esperienze endo-scolastiche, gli incoraggianti risultati che invogliano a una più diffusa penetrazione, vincendo diffidenza e pigrizia.

Nuova sede dal 14 dicembre 2020

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Lo Studio Clinico l’Aquilone si aggiorna e cambia sede. 

Dal 14 dicembre del 2020 ci trasferiremo in una sede, sempre a Seregno, in Via Santino De Nova, 42.

Saremo felici di accogliervi presto nella nostra nuova casa!

Carla Anzani

Non si vede bene che col cuore

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Odiavo la scuola con tutta me stessa, una vera e propria prigione, il cortile durante gli intervalli era la mia ora d’aria l’unica possibilità per evadere da quell’incubo. Le maestre gentili  e disponibili sempre sorridenti mi sembravano dei mostri, ogni volta che aprivano bocca le guardavo come fossero degli  extraterrestri: sembrava non parlassero la mia lingua. Mi era incomprensibile capire ciò che spiegavano.

Provate a immaginare che noia passare ore e ore seduta al banco ad ascoltare qualcuno che ti sembra un matto, per non parlare di quelle volte che venivo sgridata e  rimproverata a voce alta davanti a tutti i miei compagni solo perché dopo la 5′ volta che cercavano di farmi capire una cosa sempre con le stesse parole e gli stessi esempi, non capivo ancora.

Io ero diventata un problema per le maestre, dicevano che non mi applicavo, che non ero curiosa e che rallentavo il programma di tutta l’intera classe. Quindi ero giunta alla conclusione che io ero scema, non capivo niente e non sapevo niente ed era meglio non chiedere più alle maestre di rispiegarmi le cose.

A casa mia mamma cercava di aiutarmi in tutte le maniere possibili e immaginabili, non sapeva più  dove sbattere la testa. Preoccupata sempre di più dalla mia “chiusura” decide di portarmi dal Dr.XXXXXXXX il quale diagnostica un disturbo specifico dell’apprendimento e prescrive un intervento logopedico immediato.

Conosco diverse logopediste, con la prima raggiungo buoni risultati poi per motivi logistici sono costretta a cambiare. Con la nuova logopedista non c’è intesa e viene comunicato ai miei genitori che rifiuto la terapia con frasi tipo “se non lo so subito non lo saprò mai”, nei test proiettivi appare più volte il tema dalla rabbia.

Questa terapia era controproducente: o piangevo perché non volevo andare dalla signora a fare gli esercizi o ero arrabbiata perché  ero lì dalla signora; cosi si decide di sospendere gli incontri.

All’alba della 4 elementare conosco finalmente Carla, una bella signora dolce e paziente, ricordo ancora il suo profumo, è lo stesso di allora, Chanel n 5. Andai a conoscere questa Signora a casa,   la prima cosa che le chiesi era se potevo togliermi le scarpe e poi mi nascosi sotto il tavolo girata contro il muro.

Inaspettatamente lei si mise seduta accanto e rimase in silenzio; non mi tempestò di domande, non mi fece fare i soliti test di lettura, di dettati e via dicendo. Era la prima volta che sentivo che qualcuno mi stava ascoltando, mi capiva e rispettava i miei tempi. La seconda volta che la vidi mi fece guardare un dvd: “Spirit cavallo selvaggio” . Come poteva sapere che amavo i cavalli, che ne avevo uno e che era il mio film preferito? La risposta non è importante, la cosa fondamentale era che questa Signora si interessava a me e alle mie passioni.

Per lei ero Anna, una bimba che impazziva per i cavalli, che sapeva a memoria tutte le canzoni del film, non ero solo l’Anna che non sapeva fare un elenco di cose: le tabelline, le divisioni, i problemi,  l’uso della “H” e il teorema di Pitagora a memoria.

Ero qualcosa di più  oltre la scuola.

Questa cosa fece scattare una molla: iniziai a fidarmi e ad  affidarmi completamente a lei. Avevo trovato qualcuno che non distruggeva quello che ero ma che partiva da quello che ero e che c’era per poi costruire insieme, mattoncino dopo mattoncino, una fortezza. Con lei mi sentivo in un castello, ero sicura che assieme ce la potevo fare, non avevo paura dell’errore, se sbagliavo o non riuscivo a fare le cose non mi cadeva più  il mondo addosso anzi ricevevo un enorme sorriso e una mano pronta a sostenermi se stavo per crollare.

Cosi era tutto meno angosciante anche se a scuola ero parecchio indietro rispetto ai miei compagni,.  allora si decise che lezione la facevo parallela a loro in un’aula esterna alla classe, solo con Carla. Con il suo aiuto è aumentata la mia autostima, mi sentivo in grado di affrontare un compito, sentivo che ce la potevo fare.

I  CAN D0 IT: cercavo il giusto approccio, riuscivo a riflettere e cercare strategie. Iniziarono le medie; da Carla andavo solo 3 volte a settimana, iniziammo il PAS, uno strumento utile e indispensabile. Attraverso le schede elaboravamo un principio e a seguire i bridging. La cosa che più mi piaceva fare era cercare delle analogie tra la scheda e quello che vivevo. Il PAS oltre essere una semplice scheda dove collegare dei puntini era diventato un vero e proprio passepartout  per la vita.

I miei successi li devo a chi ha creduto in me e nelle mie capacità forse allora non visibili a tutti perché  è molto semplice:“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”

Anna

Michela, 14 anni

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Sono parecchi anni che vengo a Seregno per imparare il metodo Feuerstein. Ho imparato molte belle cose, mi sento più autonoma nel fare i compiti, parlo un po’ di più con gli altri, mi lascio aiutare. Ma è stato anche importante andare a prendere un gelato e parlare di me e delle mie emozioni. Mi piace venire qui, mi sento serena e sono diventata più curiosa. Io sono molto chiusa e timida; mi accorgo che ho più confidenza e sto diventando più aperta. Ci sono certe cose che non so ancora e che non riesco a terminare ma, un passo per volta, continuerò a camminare.

Michela

Viola, 15 anni

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Sono ormai arrivata alla conclusione di questo percorso. Mi sento molto più sicura di me, ho imparato a non buttarmi giù di fronte ad un ostacolo ma a cercare di superarlo e andare avanti. Ho capito di avere delle opinioni e tanti pensieri e di poter farli valere. Ho imparato a mettermi in gioco. Rispetto a prima ora mi sento molto più forte, fiera di me stessa e con più autostima. Mi sento capace di affrontare le sfide e pronta a realizzare i miei sogni. Mi sento pronta a camminare con le mie gambe. Ora riesco a relazionarmi con gli altri più facilmente, a sentirmi una ragazza come le altre e non inferiore come credevo. Io ho un cervello ed ho imparato ad usarlo, a mettere in ordine i miei pensieri, ad esprimerli; ho imparato anche a capire i miei sentimenti e le mie emozioni, a comunicarli, a farli capire dagli altri.

Viola

Giorgia, 15 anni

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Sono venuta in questo studio perché avevo delle difficoltà come l’impulsività e la mancanza di attenzione. Ho imparato ad usare delle strategie, attraverso gli esercizi e le discussioni ho imparato ad organizzarmi meglio e soprattutto a leggere le consegne prima di lavorare, Mi sembra di essere meno impulsiva. Lo capisco perché prima nelle verifiche di grammatica, non leggevo nemmeno la consegna e facevo gli esercizi a caso; adesso invece leggo con attenzione tutte le consegne e poi svolgo gli esercizi. Anche nelle verifiche di studio, nelle verifiche a crocette facevo tutto “ a muzzo”; adesso sto attenta prima di fare le cose. Ho incominciato a vedere gli errori come un’occasione per guardare in faccia le situazioni e cercare una soluzione. Sono diventata più coraggiosa nell’accettare le conseguenze di quello che faccio. Anche tenere in ordine le mie cose era un problema: prima non mi fermavo a pensare dove andavano, le prendevo e le buttavo dentro ai cassetti e poi non mi ricordavo più e perdevo un sacco di tempo nel ricercarle; ora mi organizzo meglio per ritrovare e avere a disposizione quello che mi serve. Questo lavoro mi ha aiutato molto perché adesso penso bene prima di fare e non faccio cavolate. Sono felice anche di saper fare le cose da sola.

Giorgia

Marco, 18 anni

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Letters on writing desk

Sono diversi anni anni che frequento lo Studio L’aquilone per potenziare alcune capacità che servono sia a livello scolastico sia a livello lavorativo. Questa esperienza, infatti, mi ha aiutato nell’affrontare la scuola e lo studio delle varie materie, migliorando la mia autonomia. Non mi sono sentito più solo nell’affrontare le difficoltà scolastiche, ho scoperto di avere capacità che non pensavo di avere. Grazie a questa esperienza sono diventato più consapevole, ho acquistato fiducia in me stesso e ho costruito la mia personale “cassetta degli attrezzi” per affrontare i problemi serenamente sia nel cammino scolastico sia nelle scelte quotidiane.

Marco

Maicol, 16 anni

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Letters on writing desk

Frequento lo Studio da un anno e mezzo e posso dire che questa esperienza mi ha cambiato totalmente. Ho imparato ad andare più lento nei ragionamenti senza dare conclusioni affrettate. Prima penso, poi osservo e infine dico la mia opinione. Ho imparato anche a calmare l’ansia che avevo su alcuni aspetti che mi riguardano personalmente e a rimanere più concentrato quando svolgo un compito. E’ molto emozionante andare allo Studio perché si imparano molte cose utili che ti serviranno nel mondo del lavoro e soprattutto mi piacerebbe riuscire a trasmettere gli stessi insegnamenti a coloro che hanno difficoltà, aiutandoli nelle difficoltà.

Maicol